venerdì 15 ottobre 2010

Casualmente in agenzia... ovvero, il caso del campione casuale

Spesso, nella mia attività di ideazione, stesura e budgettizzazione (che brutta parola, ma non ne ho trovata un'altra al momento!) di un piano/progetto di comunicazione, mi trovo ad inserire elementi di carattere tecnico, riferiti un pò a tutte le discipline del sapere (più o meno): dalla psicologia, alla retorica, passando attraverso la sociologia, per arrivare fino alla storia del Festival di Sanremo ed alla storiografia delle sorprese degli ovetti Kinder. E tutti questi riferimenti, poi, come consuetudine, passano al vaglio del Capo: a volte Direttore d'Agenzia, altre Presidente o Amministratore Delegato, altre ancora imprenditore self-made-man (la specie forse peggiore!). Bene, è proprio di fronte ad una mia bozza di progetto, solitamente molto articolata e sostanzialmente esaustiva dal punto di vista della premessa-obiettivi-strumenti-azioni di comunicazione (beh, effettivamente sono decisamente presuntuoso, come vi accorgerete leggendo...), che ogni volta si compie una liturgia ormai consolidata ed irritante: quella della correzione senza ragion veduta, dettata dalla sola autorità e non certo da una riconosciuta autorevolezza. E dove tutto questo assurge ai massimi livelli di sopportazione????.... nei riferimenti alla statistica!
Questa nobile scienza, con cui nel mio mestiere si cerca sovente di dare sostanza alla "fuffa" e verso i cui esperti nutro sembre grande stima (forse perchè lo scritto dell'esame di Statistica 1 ho dovuto darlo 5 volte all'Università!!!), non rientra certo nelle corde dei miei interlocutori superiori (intesi tali solo da un punto di vista gerarchico, non già prestativo-cultural-intellettivo), nè tanto meno in una relativa dimestichezza terminologica, rispetto alla quale però non rinunciano alla proverbiale supponenza ed arroganza.
Un esempio per tutti. Un giorno non meglio precisato di qualche anno fa, vengo chiamato dall'allora Direttore e titolare dell'agenzia di comunicazione integrata per la quale lavoravo a mettere a punto un gruppo di lavoro che avrebbe dovuto svolgere una ricerca statistica  presso alcuni importanti centri commerciali del Nord-Est d'Italia sul gradimento o meno di una serie di prodotti da parte dei consumatori. Senza entrare nello specifico della questione (perchè qui non interessa a nessuno), all'interno del consueto mio documento (sempre articolato ed ancor più esaustivo), si faceva riferimento anche ad elementi di carattere statistico, ovviamente, a cominciare dalla basilare ed elementare individuazione di un "campione casuale". Beh, non ci crederete, ma l'illustre Direttore, arrivato alla parola "casuale" nella lettura della mia relazione si bloccava improvvisamente, aggrottando con gravità (meglio, grevità?) le folte sopracciglia, andava ad impugnare (meglio dire brandire) la preziosa MontBlanc che, molto indegnamente possedeva, proferendo le seguenti parole: "... direi che la parola casuale è meglio eliminarla... non vorrei che il cliente pensasse che facciamo le cose... a caso...".
Ogni parola in più, a questo punto, direi che risulta superflua.

Appuntamento alla prossima...



Nessun commento:

Posta un commento